# 1: tabella defissativa
Testo:
1. Nūnir išakanni ǧipia qāpīli
2. Ur iniǧāpār inidada’ili
Traduzione:
Sia dimenticato il mio vicino, Fico Robusto,
che non mi lascia dormire le notti.
Analisi:
Nūnir = verbo ottativo, incompletivo, passivo, 1 p.s. [che sia dimenticato]
i- = appoggio fonetico
šakan = sost. mobile comune, caso obliquo, singolare [vicino]
-ni = suffisso possessivo, 1 p.s. [mio]
ǧipia = sost. mobile proprio [Fico]
qāpīli = agg., attributo al nome [Robusto]
ur = cong. relativa, singolare [il quale]
i- = appoggio fonetico
niǧāpār = verbo negativo, causativo, attivo [non fare dormire]
i- = appoggio fonetico
nidada’i = sost. astratto, caso obliquo, plurale (da nida’i) [le notti]
-li = suffisso dativo, 1 p.s. [a me]
Commento:
Un uomo senza nome ha inciso su una tavoletta in argilla una maledizione contro il vicino, chiamato Fico Robusto, il quale dal contesto si evince dev'essere stato piuttosto esuberante.
Si tratta del più antico testo in lingua sacar, scritto nel suo caratteristico abugida cromatico, a essere sopravvissuto nella sua interezza. Le analisi al carbonio-14, eseguite nel 2009 e di nuovo nel 2013 dal professor Nottambulotti e il suo team, hanno dimostrato che il supporto non è anteriore al XII secolo, mentre le tracce d'inchiostro sono databili a metà del XIII. Si pensa che sia stata una frase incisa di getto in un momento di frustazione sul primo oggetto a portata. Questo ci permette di capire che tale scrittura era facilmente riproducibile da uno scrivente cromoalfabetizzato anche spinto dall'impulso. La tavoletta presenta ai lati tracce di rottura dovute a una caduta, forse si tratta del coccio di un vaso che l'autore, o chi per lui, aveva rotto antecedentemente o addirittura poco prima del momento dell'incisione da tale era il suo discontento per il vicino Fico Robusto.
Nonostante lo scarso valore letterario, ci permette di osservare una società più antica rispetto a quella descritta dal Sansa-Spinola (lo osserviamo dall'uso onomastico chiaramente totemico, di cui lui non fa menzione), di un secolo precedente alla standardizzazione linguistica dell'età d'oro della letteratura sacarai. Interessantissime sono le similitudini con quelle che conosciamo come le tabellae defixionum latine, che ci dimostrano un mondo ancora magico. Il legame è così stretto che Ernesto de Martino cita il caso di questo coccio in sacarai nel suo Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo (sebbene sia citato solo indirettamente, attraverso un privato colloquio dell'antropologo con Monsignor Glossone Bisunto).
La tavoletta è oggi conservata in uno spazio adatto al suo mantenimento al museo Framboni-Foscolo a Genova, insieme ad altri manufatti di simile provenienza. Più volte è stato richiesto formalmente alla città di Genova di restituire i manufatti in sua custodia dal demo di Sacar, ma a oggi non c'è stato alcun commento a riguardo da parte delle autorità.
parola di Traiano Boccalone