Coro: Noi caotici siamo...
Lettore: Orco... signori miei‽, che mi dite‽, un manifesto‽ Qui di questi nostri tempi‽ Che volgarità!
Corifeo: La sa una cosa, caro amico‽ Mi ha convinto. Lasciamo stare.
Coro: Noi caotici eravamo...
parola di Lucignolo Stilità
un numero un numero qualunque non avrà più valore
quando io il poeta un poeta con i suoi ò, oh ò e oh, ò oh,
sarò ricordo soltanto. tutti i numeri saranno ormai
soltanto il numeri negativo, come il resto dell’esistenza la vita
tutte le vite compiutesi in me non saranno che polvere calantesi
nel ricordo, ultimo strascico di senso che per tutta la vita ho cercato
e in un attimo anche quel ricordo di me poeta creperà in un rantolo
sputazzato. nessuno si ricorderà di seppellirmi con i miei trenta denari,
nell’avellazzo in fiamme lì dove sarò a redigere encicliche pontificie
in quel mio tumulo allegorico. i miei fasti saranno allora un calendario
di tutti i giorni che sono stati, giacché l’aria che mi rimane nella scatolaz-
za in legno placcato sarà aria non più respirata. finalmente non più
mi chiederò io chi sono e perché sono qui?, e come ci sono arrivato
e dove me ne andrò? – questo infatti ha insegnato uno Stanislavskij a
tutti i bugiardi. senso l’avrà solo il silenzi
.
ma davvero cosa importa, nell’ultimo attimo, se sarò stato poeta,
puttanella del linguaggio, o se il mio cazzo sarà poi esposto aux Invalides
da gran generale o gettato in una fossa comune quale povero stronzo.
quelle mie sil-la-be e parole e quelle mie frasi non saranno più
mie, e a e è e é e i e ò e ó e u sussuro trapezio vocalico, io ti saluto vi-
vere, e, all’improvviso, vita. e allora io al culmine dell’esperienza potrò comporre l’opera-manifesto:
un poeta chiede scusa, perché in fondo non ha nulla da insegnare
da insegnare ad alcuno. e quanto è patetico dice la critica quanto
il suo scusarsi prima ancora che qualcuno lo accusi. ma
però i suoi meccanismi di difesa sono connaturati alla sua improduttiva
inconcludente professione, lui e un Eliot e un Saint-John Perse, che se fossero
stati buoni a qualcosa avrebbero forse fatto i metalmeccanici o le sibille
un poeta un altro si schiarisce la voce, e declama l’ode
Io, Io lo so cosa dovreste fare, coglioni e si firma con il farsesco
nome di Lieto Tromba, e il pubblico – a volte c’è anche un pubblico –
applaude l’ironica sfacciataggine. lui pubblica, e usa ‘egli’ al posto di ‘lui’
e “Io, Io e un Keats e un Gozzano, ma Io non morirò giovane come
uno sfigato”. tu, tu scrivi poesie perché hai il terrore del mondo di là fuori
un poeta, amico suo, ama leggere i beatnik e un Ginsberg e un fra’ Guittone
– a volte qualcuno i poeti li legge – e chiama parolibere e schiocca le dita
senza sapere bene dove andare, che non è che ci sia un apprendistato
e una corporazione. lui scrive poesie omoerotiche ispirate a un Baffo
e compila centoni perché non è sicuro di sé. siccome è solo
si inventa eteronimi. ma non sa cosa sia l’amore, difatti il vero mai lo si scrive
un ultimo poeta – ma ‘ultimo’ ma farei meglio a dire: un ennesimo poeta,
lui scrive poesie carbonare, lui alcolico accolito alcalino di un Errico
Malatesta. i suoi sonetti circolano autografi idiografi e circolano fino a s-
conosciuti e circolano e circolano fino al questurino che “appena lo
becco, Lui, Lui dritto al quarantunobis”. dice che anarchia non è
sinonimo di caos ed etima geremiando al riparo di un muro
e voi, poveri perdenti, cosa pretendete da loro? poesia infatti agonizza
nella morsa di mani intelligenti e sensibili e sterili e Narciso e non e bisogna
e una Eco a ripetere ridondante un suo nome. e voi stupidi viziati cosa cazzo
pretendete da quel caotico stile che leggete?, cosa vi chiedo. un giorno
si potrà forse tornare a parlare d’amore e di umili mirici di montemare,
si potrà tornare a parlare con l l l labiali e d d dentali e tutti i f f fonemi grassi
di senso. il poeti con le loro personalità border sopravvivono nelle loro
neurodivergenze per esplodere il linguaggio. e nient’altro gli si chieda
a loro poveri borderoni, che la vita e la fatica e il dolore e la morte solo
credono di conoscerli, non gli si chiedano il vero. il poeti un giorno
un giorno potranno incontrarsi e subito riconoscersi sogno
e diranno ciò che mai non fu detto d’alcuno: un giorno il poeta completerà il suo poema sul linguaggio,
[e non importa se sarà scienza o mensogno
parola dei Caotici, tutti
(chi più, chi meno)
Nel 2019 Pietro Spina scrive bottega dei bastardi, un libro di poesie, il primo scritto da un caotico. Nello stesso anno lei, Lucignolo Stilità e Zanni Ligustico fondano il Collettivo Caotico (Co.Ca.). Insieme stampano cento copie del libretto e le distribuiscono abbandonandole per le strade di Genova, Trento, Milano, Parma, Bologna, Roma, Napoli, Monopoli, Palermo, Catania, Siracusa e Ragusa, nonché all’estero nella Città del Vaticano, oppure nascondendole clandestinamente tra gli scaffali delle librerie. Nonostante un esordio in sordina, oggi quel libro è un ricercato oggetto da collezione, e le sue copie, prima offerte in omaggio, si possono trovare in diverse aste librarie nazionali.
Anche la stampa ne ha parlato, Biccardo Rertoncelli sul Secolo XXI ha scritto: “un’idea curiosa che è più interessante del prodotto offerto, il quale delude la lettura e annoia per una certa confusione caotica e la solita reiterata mancanza di idee che si fa passare vigliaccamente per scelta estetica, mentre non è altro che pigrizia intellettuale. Al lettore affamato non si offre altro che uno zuppone senza sale” (vedi: ilsecoloxxi.it/genova/2019/02/02/cultura/rertoncelli-né-zuppa-né-pan-bagnato).
Tutti noi ci teniamo a ringraziare Rertoncelli, a cui dobbiamo il nome del nostro movimento.
Dopo questo primo tentativo, siamo cresciuti. Il Collettivo Caotico viene propriamente rifondato oggi, a Genova, da un gruppo di artisti locali, professionisti e amatori, che si sono uniti a Spina, Stilità e Ligustico. Questi sono: Camilla Camille, Caciara Zonzerlo, Vitalieno Aspromare, Caffè Corretto, Traiano Boccalone, Egregio Gregario, Etra Lalonza e i gemelli Pier Gian Piero e Gian Pier Gianni.
Ciascun artista è diverso per capacità e interessi, a nessuno sarà chiesto di adattarsi ai gusti e alle idee degli altri.
A ciascun artista è stato attribuito un colore, con cui si potranno distinguere i lavori dal nostro sito, sebbene ciò non si potrà prendere a regola inderogabile, dal momento che non si escludono collaborazioni a più mani o scambi di firme.
Ciascun artista si è assunto la responsabilità di un determinato progetto nel nostro sito, che sarà quindi il nostro grande libro orizzontale di cui il lettore potrà, se vorrà, fare esperienza osservando questo nostro paesaggio crescere piano piano con le nostre creazioni, sbagli, cancellature e riscritture.
Non ci si accusi di arroganza se noi ci presentiamo come artisti e poeti. Pensiamo infatti che queste dovrebbero essere considerate parole quotidiane, semplici, modeste: come una sedia, un poema. È un segreto che editori e galleristi infatti conoscono bene, e per questo si preoccupano massimamente di mantenere sano il discorso creativo immettendo continuamente in librerie e gallerie d’arte cattiva arte. E noi non saremo da meno. Benissimo quindi l’incompetenza, l’oziosità, la volgarità, ma altolà inautenticità. L’unica a non essere invitata al nostro convivio è quella bruttissima parola, la cultura, che infatti non è altro che l’arte castrata un gattino che invitiamo nei nostri salotti a cui tagliamo i coglioni perché non graffi i divani e pisci sui tappeti. Cultura, sia mai! Noi, non abbiamo niente da insegnare a nessuno.
E se poi i critici vorranno dare un loro parere, sarà a loro giudicare questa nostra piccola avanguardia, se dovremo risistematizzare tutto, essendo il numero delle avanguardie negli ultimi tempi andati effettivamente ad aumentare. Per non fare un torto a chi è già stato avanguardia e chi è stato neoavanguardia, potremmo parlare di una neoneoavanguardia (noi) e di una veteroneoavanguardia (loro), oppure di una neoavanguardia (noi), una mesoavanguardia (loro) e una veteroavanguardia (gli altri). Ma insomma, lasciamo a voi il vostro lavoro, vedrete voi, signori, decidere chi siano i Novissimi, chi i Vecchissimi e chi sta a mezza via (i Novucci o i Vecchiotti, a seconda del punto di vista). Noi ci permettiamo di porci allo stesso livello, non perché ci riteniamo pari per estro e genio, ma perché siamo la piccola legna con cui si accendono i fuochi, grandi e piccoli. Tra di noi, c'è chi ha ricevuto una formazione accademica e chi no, c'è chi sono anni che si esercita nella propria arte eletta, e chi ha appena cominciato. Nessun problema, qui non ci saranno né allievi, né maestri.
Ora non ci resta che invitare il lettore a gustarsi la lettura e la visione di quello che abbiamo fatto, sperando che gli piaccia, e, come ha detto quel tale, se la avremo annoiata, ci creda, non lo si è fatto apposta.
parola di Lucignolo Stilità,
Invito all’esperienza caotica, dibattuto e scritto dai caotici tutti in data 21/12/2025 dell'Era Volgare (volgarissima).
I congiurati firmano:
Stilità Lucignolo C. Zonzerlo Camill a e
Zanni Ligustico Vit Aspromare etrA Lalonza
P. S. Corretto Caffè Pier Gian Piero
e Gian Pier Gianni (su presente delega)