nella gestazione che ti strappa, ti strappò al dolce mondo iperuranico
, nel pianto con cui ti prestasti al mondo tu sei essente. eri contento
quando circolavi infecondato nella guazza seminale? eri contento
, essente, in quei trimestri in cui percorresti con velocità inimitabile
tutta la filogenesi di quella che ancora ignoravi si chiamasse vita
? trasumana esperienza di che fosti stato, non la si potrà mai
toccare per metafora di suoni, cioé segni. e allora tacciano i sapienti
, i sapienti che pensano che la descrizione porti alla comprensione
; tale fu l’incomprensione della tassonomia di un Aristotele, di un Linneo
. avrebbe maggiore utilità, avrebbe più maggiore utilità fermarsi e voltarsi
e ritornare indietro e rintracciare l’origine di tutte le cose, sia nel codice
genetico del moscerino della frutta e nell’acqua e nel fuoco e nell’illimite
.
eppure, quello che fosti stato più non sembra possa definirti
, nell’eruzione creativa dell’infanzia, nella turbolenta pubescenza, quando
imparasti ad assassinare entrambi i padri terreno e celeste, tu sei
stato essente. allora c’eri soltanto tu, nato tra la merda e il piscio
, tu, satellite in orbita attorno a un satellite attorno a un satellite attorno
a un satellite attorno a un satellite, ciascuno credentesi il vero fuoco
dell’elisse, in una ricorsività asfissiante o dispersiva, secondo il mestiere
che ciascuno si sceglie: che è sempre e solo l’anacoresi o l’assassinio
. è forse nella scelta che si è essenti? tu controllasti un Isidoro di Siviglia
per capire l’origine naturale delle parole, per capire che eri uomo e che
non eri che terra. quale la grande arte per impadronirti di tutto ciò che
sembra esserti attorno? prima di te tutto era irregistrato disordine
.
e volli allora essere come acqua, che per grande amore dimentica la sua
postura, si ingobbisce e cerca di abbracciare la forma del geoide tutto – e
tu dimentica quello che ti dice il sapiente, che per lo stato liquido la
struttura sua molecolare è debole e tende ad adattarsi alla forma del suo
contenitore, pur resistendo alla dispersione (oh, che sciocco!). così partisti
, alla ricerca del pane tuo supersustanziale, ma in quale attimo ti perdesti
?, essente, perché nell’accettazione nell’abitudine nell’assuefazione tu ormai
sei essente, e nel tuo essenziale negativo, con cui ti definisci continuando a
ripeterti come non ci sia più altra scelta. e così fuggisti, perché si deve
fuggire, e abbandonasti i tuoi sogni trafitto al petto dalla spada di un Höld-
erlin nudo, di un Nietzsche piangente che governano la modernità, un M-
erlin Coccajo schizoide e ubiquo e orgasmico per il quale tu sei essente
.
conoscesti l’altro, e te ne impadronisti. è forse in quest’antica danza
per cui, di nuovo, puoi ritornare a quel dolce mondo iperuranico
, è forse nello scandire a ritmo scazzonte l’urlo di liberazione
con cui ti fai avanguardia, e, di nuovo, neo- e avanguardia, e, di nuovo
, neo-, meso- e veteroavanguardia tu sei di nuovo essente. lo scoprire
che non si prova imbarazzo quando si è puramente se stessi, nudi
di fronte all’assolutamente altro, questa pietra filosofale tramuta timore
in voluttà. eri contento quando espellesti come tu fosti espulso? eri
contento?, quando riuscisti a illuderti di essere ritornato all’alcova uterino
, salvo, finalmente. ora è finito il tempo delle domande, essente, a te è
il dovere di procombere in gloria di una maggioranza silenziosa. e ricorda
sempre la parolina magica, grazieperfavore, a chi deleghi i tuoi attimi
.
ah, nostalgia di quando lallavi suoni impadronendoti de lalingua
. nel microbioma in cui sei vissuto, batteri che infestano un corpo
dall’inaccettabile deterioramento, virus e parassiti che ti reggono in piedi
, nella complessità acquistata in insonni sudate notti tu sei essente
, nelle banali quotidiane soddisfazioni che ha evocato la tua esperienza
tu sei essente. se sei contento o sei dimentico, non ha più importanza
, ormai sulle spalle tue camalli il frutto di tutta l’umana esperienza
che ti ha insegnato che in un mondo in fiamme ancora può vivere spe-
ranza. ora conosci il tuo paesaggio, sei tu il paesaggio. ora conosci
i giorni nefasti in cui sfidare gli dèi e riconquistare quell’età dell’oro
che ti è stata sottratta. se si rivelerà illusione, nemmeno gli aruspici
possono predirlo; eppure, ti scopri nella tracotanza ancora essente
.
e si arrestò allora un albero. oh, divino contenersi! nella strada percorsa
a oggi tu sei stato essente, e a breve scoprirai la caustica rivelazione del non
essere. tu sei radice e sei fronda e sei gemma e, di nuovo, tu sei radice e sei
fronda e sei gemma e sei albero; il cammino non è mai stato lineare, lo sai
, e ora che ti trovi al nadir ora capisci la fortuna di un’immacolata eternità
nell’oblio. tu, di cui si può conoscere adesso la velocità, adesso la posizione
, adesso l’inconcepibilmente grande sempre più ingrandendosi ha raggiunto
la dimensione elementare, e ancora tu nel buscar la giovinezza nel-
la vecchiezza sei fino all’ultimo essente. e quando sarai l’ultimo, sarà l’ora
della singolarità. sia tu archeo, sia tu omuncolo, sia tu entropia alla massima
distensione, tu ti troverai alla corte del Nulla, nostro signore. lui ordinerà
di spiegargli la vita e tu, rifiutando obbedire il tiranno, sempre sarai essente.
parola di Vitalieno Aspromare